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Aumento del dosaggio di Natalizumab o sostituzione di immunomodulatori nella sclerosi multipla recidivante


È stato svolto uno studio per valutare se un approccio di escalation ( aumento progressivo del dosaggio ) possa risultare più efficace nel sopprimere l’attività clinica e l’attività riscontrata alla risonanza magnetica ( MRI ) della sclerosi multipla recidivante-remittente rispetto a un avvicendamento tra immunomodulatori.

In questo studio prospettico osservazionale post-marketing compiuto in due Centri Italiani per la sclerosi multipla, sono stati considerati in totale 285 pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente in cui è fallito un trattamento di prima linea con Interferone beta ( IFN-beta ) o Glatiramer acetato ( Copaxone ).

I pazienti sono stati suddivisi in base alla strategia adottata dopo il fallimento ( definita come la presenza di 2 o più recidive o 1 recidiva con disabilità residua ): gruppo che ha sostituito il farmaco ( SWI ), vale a dire pazienti che hanno cambiato formulazioni di Interferone-beta, o che sono passati da Interferone-beta a Glatiramer acetato o viceversa; e il gruppo con aumento scalare ( ESC ) di Natalizumab ( Tysabri ).

Le proporzioni di pazienti liberi da diversi tipi di attività della malattia ( recidive, progressione sostenuta della disabilità, nuove lesioni attive alla risonanza magnetica, o una combinazione di esse ) sono state calcolate a 12 e 24 mesi.

Dal momento che i pazienti non sono stati randomizzati al gruppo di trattamento, sono stati elaborati modelli di regressione di Cox corretti per propensity score per controllare diversi potenziali fattori confondenti.

A 12 mesi non vi erano differenze tra i due gruppi nella proporzione di pazienti liberi da recidiva, progressione della disabilità, attività alla risonanza magnetica e attività combinata. Dopo 24 mesi si è osservata una maggiore percentuale di pazienti nel gruppo con aumento scalare rispetto al gruppo che ha sostituito il farmaco ( P minore di 0.0001 ) liberi da recidiva, progressione della disabilità ( P=0.0045 ), attività alla risonanza magnetica ( P=0.0003 ) e attività combinata ( P minore di 0.0001 ).

I modelli corretti per propensity score hanno confermato questi risultati, con hazard ratio ( HR ) da 0.38 a 0.56 a favore del gruppo con aumento scalare.

In conclusione, un aumento progressivo del dosaggio di Natalizumab è più efficace rispetto all’avvicendamento degli immunomodulatori nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente in cui è fallito un trattamento di prima linea. ( Xagena2012 )

Prosperini L et al, Mult Scler J 2012; 18: 64-71


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